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CARLA SUAREZ NAVARRO: LA PITTRICE DEL VENTUNESIMO SECOLO

In un’epoca in cui le tenniste sembrano create in serie con lo stesso identico stampino, la spagnola rivelazione di questa prima metà di stagione Carla Suarez Navarro appare come una boccata d’aria in un panorama come quello del tennis femminile ormai sempre più asfittico. Una vorticosa ascesa culminata con la finale disputata nel Premier Mandatory di Miami contro Serena Williams, e l’ingresso lo scorso 6 aprile nella top 10 per la prima volta in carriera. Carla Suarez Navarro è la terza spagnola a riuscire nell’impresa. Quattordici anni sono trascorsi dall’ultima volta in cui un’iberica ha raggiunto tale traguardo, ovvero Arantxa Sanchez e prima di lei un’altra regina del passato come Conchita Martinez. Una rinascita del tennis spagnolo al femminile che per svariati anni ha sofferto di una mancanza viscerale di giocatrici ad alto livello. La stessa Suarez Navarro ha lottato per arrivare a tali livelli, e finalmente può assaporare l’ebrezza di essere protagonista. Se ci si fermasse all’apparenza degli sguardi, Carla Suarez Navarro potrebbe sembrare solo un “brutto anatroccolo” alto appena 1,62 tra decine di bellezze statuarie che imperversano nel circuito femminile. Ma ciò che le manca in avvenenza, lo compensa con un gioco brillante e una classe sopraffina. Le sue pennellate di rovescio la fanno assomigliare ad un’artista del tennis, su quel campo che per lei assomiglia alla tela di un pittore in cui imprimere traiettorie di pura poesia. Famosa per essere rimasta ormai l’unica tennista nei piani alti della classifica ad utilizzare il rovescio ad una mano, raccogliendo l’eredità in tal senso di Justine Henin e Francesca Schiavone, la spagnola nel tempo ha ottenuto notevoli progressi a livello tecnico. Allenata da Xavier Burdo, dopo il cambio di racchetta avvenuto quest’anno la spagnola è riuscita ad essere più incisiva al servizio rispetto ad un tempo e più aggressiva nel complesso, acquistando maggiore rapidità negli scambi. Inoltre, a differenza delle scorse stagioni, la posizione in campo della Suarez Navarro è avanzata non poco. Un tempo preferiva giocare più arretrata, restando molto al di là della linea di fondo, mentre attualmente non indietreggia quasi mai rimanendo a ridosso della riga e migliorando in questo modo l’efficacia del suo dritto diventato  maggiormente pericoloso rispetto al rovescio. E apportando miglioramenti  anche alla risposta, in grado di farle ottenere vittorie importanti contro giocatrici dai servizi potenti come Petra Kvitova e Venus Williams. Ma il suo successo parte da lontano.

Carla Suarez Navarro nasce il 3 settembre del 1988 a Las Palmas nelle isole Canarie, un luogo in cui difficilmente si cresce a pane e tennis. A nove anni prende in mano una racchetta per la prima volta, allenandosi dapprima nelle strutture della Federazione tennistica spagnola. Successivamente nel 2007 si trasferisce a Barcellona, ormai sua cittá di adozione, entrando a far parte della Pro Ab Team Tennis Academy. Nel 2008, dopo qualche vittoria nei tornei del circuito ITF, debutta nella WTA raggiungendo subito i quarti di finale al Roland Garros battendo avversarie del calibro di Amelie Mauresmo e Flavia Pennetta prima di cedere a Jelena Jankovic. L’anno successivo conquista nuovamente i quarti in un major, questa volta agli Australian Open. Nel secondo turno infligge un enorme dispiacere a Venus Williams, sconfiggendola in tre set e ottenendo la prima vittoria in carriera su una top 10. A fermare la corsa della spagnola ci pensa Elena Dementieva, che la estromette agevolmente dal torneo con un doppio 6-2. A marzo disputa la sua prima finale a livello WTA sulla terra andalusa di Marbella, perdendo in tre set da Jelena Jankovic per 3-6 6-3 3-6. Nei primi mesi del 2010 ottiene una delle sue vittorie più importanti in carriera sconfiggendo l’allora n.3 del mondo Svetlana Kuznetsova nel secondo turno ad Indian Wells, torneo in cui raggiunge gli ottavi. A Marbella gioca la finale per il secondo anno consecutivo, ma ancora una volta manca di un soffio la vittoria perdendo questa volta contro la Pennetta per 2-6 6-4 3-6. Successivamente, in seguito ad infortunio all’anca non raccoglie risultati degni di nota nel proseguo della stagione. Un altro guaio fisico l’anno successivo, stavolta al gomito destro, la costringe al forfait nello slam parigino non prima di aver disputato una semifinale a Bogota e i quarti ad Acapulco. A settembre raggiunge per la prima volta gli ottavi all’U.S Open, dove viene eliminata da Andrea Petkovic. Nel 2012 disputa la terza finale in carriera sempre sulla terra ad Estoril in Portogallo. Anche stavolta non riesce a spuntarla, perdendo contro Kaia Kanepi in un match tirato con il punteggio di 6-3 6-7 4-6. Nella stagione successiva le sfugge nuovamente l’occasione di conquistare il primo sigillo in carriera, uscendo sconfitta in finale contro Sara Errani per 0-6 4-6. Un paio di mesi dopo nuovamente ad Estoril perde l’ennesima finale WTA sotto i colpi di Anastasia Pavlyuchenkova, che la batte per 5-7 2-6. A Wimbledon ottiene il miglior piazzamento nello slam londinese, raggiungendo gli ottavi in cui viene eliminata dalla futura detentrice del titolo Petra Kvitova per 6-7 3-6. A New York giunge fino ai quarti battendo Angelique Kerber prima di soccombere inevitabilmente a Serena Williams. Nel 2014 finalmente arriva la tanto attesa e agognata vittoria in un torneo del circuito maggiore. Al terzo tentativo in quel di Estoril, conquista il titolo ai danni di Svetlana Kuznetsova imponendosi per 6-4 3-6 6-4. Al Roland Garros gioca nuovamente i quarti di finale, perdendo in tre set contro Eugenie Bouchard. Ad agosto in Canada ottiene un’altra importante vittoria contro una top 10, battendo a sorpresa Maria Sharapova nella Rogers Cup per 6-2 4-6 6-2. Nel 2015 ecco sopraggiungere l’exploit forse definitivo con la prima finale in un torneo Premier in carriera ad Anversa contro la Petkovic, ma a cui è costretta a rinunciare per colpa di un problema al collo arrivando comunque al best ranking di n.13. In seguito batte per due volte consecutive Petra Kvitova in tre set a Dubai e a Doha, dopo una prima vittoria contro la ceca l’anno prima negli Emirati Arabi. In quel di Miami supera le aspettative sconfiggendo altre due top 10 come Agnieszka Radwanska e proprio la Petkovic in semifinale, impressionando per l’abilitá e la scioltezza nel gioco prima di cadere rovinosamente contro una Serena Williams spietata per 2-6 0-6 bloccata anche dalla tensione e dall’emozione per la prima finale importante in carriera. Ottima doppista, in coppia con l’altra stella del tennis spanolo attuale Garbiñe Muguruza, la Suarez Navarro ha disputato quattro finali vincendo un titolo a Stanford nel 2014 e ottenendo un posto nel doppio al Masters di fine anno a Singapore.

Molto stimata dalle colleghe sia in campo che fuori per la sua estrema correttezza e sportività ma anche per la gentilezza che la contraddistingue, Carla Suarez Navarro durante i match sebbene sembri più tosta rispetto al passato ha ancora da lavorare sull’aspetto psicologico. Ora che da top 10 deve assumersi maggiori responsabilità e mantenere un certo livello di competitività, dovrà aumentare la propria solidità mentale. E la curiosità di osservala sulla sua superficie preferita, la terra, su cui ci si aspetta di capire se il suo gioco resterà tale rende l’attesa fremente per gli addetti ai lavori e per il pubblico. In un tennis ormai schiavo di una potenza spesso insensata, trovare al vertice una giocatrice come Carla Suarez Navarro che con umiltà, dedizione e determinazione sta raccogliendo i frutti del proprio lavoro, si trasforma in un evento di un’unicità storica.

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