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IL GIORNO CHE CAMBIÒ LA STORIA DEL TENNIS

Amburgo. 30 aprile 1993. Sul campo centrale del Circolo Rothenbaum, settemila spettatori stanno assistendo all’incontro di quarti di finale, del torneo ‘Citizen Cup’ da 375.000 $, che vede opposte la numero uno del mondo, Monica Seles e la bulgara Magdalena Maleeva. La serba conduce 6-4 4-3. Al cambio campo, approfittando della disattenzione del servizio di sicurezza, un uomo s’avvicina alla panchina di Monica Seles. Nessuno si accorge che impugna un coltello e, mentre la diciannovenne di Novi Sad si piega in avanti nell’atto di asciugarsi il sudore, le infligge un colpo sulla schiena. La Seles grida, si alza in piedi e, mentre si avvicina alla rete, porta una mano nel punto dove è stata colpita. Quando si accorge che sta sanguinando, si accascia in campo. Un addetto della WTA la raggiunge, con una mano cerca di tamponare la ferita, per poi essere raggiunto da una collega che contiene l’emorragia con un asciugamano. Tempo pochi minuti, un equipe di paramedici caricano la Seles in barella e la trasportano in ambulanza alla clinica universitaria Eppendorf.

Le notizie che trapelano definiscono la ferita “non grave” ma la lama, penetrata all’altezza della spalla sinistra, ha procurato una lesione profonda circa 1 cm e mezzo. Una prima diagnosi che solleva nei medici non poche perplessità riguardo alla completa ripresa muscolare. Monica Seles è sotto shock e per calmarla le è stata somministrata una consistente dose di sedativi. Nel frattempo, viene reso noto il nome dell’attentatore, tale Gunther Parche, di trentotto anni, un tornitore disoccupato originario della ex Germania Est. Il classico squilibrato, un tifoso di Steffi Graf il quale pensa che “mettendo fuori gioco la Seles“, la sua beniamina, possa tornare numero uno del mondo. Ed è ciò che accade. Monica rimane ricoverata ad Amburgo due giorni per poi essere trasportata con un aereo privato prima in Florida, a Sarasota dove risiede, poi a Vailnel Coloradopresso una clinica specializzata in traumi muscolari. Il luminare che la segue, il professor, Richard Steadman, si rifiuta sin da subito di quantificare il tempo necessario alla tennista per recuperare e tornare in campo.

La settimana seguente all’attentato, le top 20 si riuniscono per decidere se estendere all’aggressione subita dalla Seles la regola che vale per le giocatrici incinta, alle quali è consentito congelare la classifica. Soltanto Gabriela Sabatini si schiera a favore di Monica che subisce la seconda pugnalata alle spalle, da parte delle colleghe, questa volta. La notizia che getta Monica nello sconforto più totale riguarda però un componente della sua famiglia, l’adorato papà che, mentre è ricoverata a Vail, si sente male e gli viene diagnosticato un tumore alla prostata.

Con lo stesso fragore che aveva caratterizzato la sua devastante apparizione, Monica Seles, ‘la belva di Novi Sad’, esce di scena per oltre due anni, durante i quali l’eco della sua assenza continua a risuonare incessante. Appare evidente che il coltello di Parche è riuscito in ciò che non era stata in grado di fare Steffi Graf: non si è limitato a strappare la schiena di Monica Seles, è entrato molto più in profondità, le ha lacerato la mente.

Monica Seles 2

Quando ritorna in scena, durante il Canadian Open di Toronto del 1995, Monica Seles lo fa ‘a modo suo’; vincendo. Poi sarà la volta degli US Open dove stritola tutte le avversarie che osano frapporsi fra lei e la finale, che la vede opposta a Steffi Graf. Un ultimo atto annunciato come la ‘partita del secolo’, in cui un tragico errore arbitrale nega alla Seles un ace durante il tie-break che le avrebbe permesso di aggiudicarsi la prima frazione. Destino vuole che dopo aver dominato la seconda manches per 6-0, nel set decisivo, Monica Seles crolli, consegnando la vittoria alla Graf. Da questo momento in poi, la seconda carriera di Monica Seles si trasfigura in una vera e propria Odissea: la morte del padre, tanti infortuni, problemi di peso, patemi di ogni tipo, alleviati da alcuni trionfi, uno su tutti, lo Slam di Melbourne nel 1996. Perché la verità è che dal 30 aprile 1993, Monica non sarà più la stessa. Ed insieme a lei cambierà anche la storia del tennis.

She is the next”, aveva profetizzato Chris Evert dopo essere stata sconfitta, nel 1989, da Monica Seles nella finale del torneo di Houston. Non si sbagliava Chris. Analitica ed acuta come sempre, forse  aveva intuito che Steffi Graf sarebbe stata “solo” una parentesi; che il futuro, la prossima, sarebbe stata quell’adolescente serba che non ci stava mai a perdere, nemmeno quando tutto le era contro, persino la logica. Basta attendere il Roland Garros dove in semifinale Monica Seles trascina al terzo set Mrs Grande Slam, sua maestà Steffi Graf; provocandole uno scossone talmente micidiale che la tedesca si porta dietro fino alla finale, che perde contro Arantxa Sanchez. Finché l’anno dopo, in finale al Roland Garros, sarà proprio Monica Seles a fermare la Graf per vincere il primo di tre titoli consecutivi.

Ripensando a quegli anni c’è da rimanere allibiti, zittiti, al cospetto dei numeri record ottenuti da Monica Seles. Il mito dell’imbattibilità, che rende Monica “cara agli Dei del tennis” è forgiato da nove tornei conquistati nel 1990, dieci nel 1991; ancora dieci nel 1992, tra cui otto titoli del Grande Slam e tre Master. Tra il gennaio 1991 ed il febbraio 1993 Monica Seles vanta uno score vittorie-sconfitte di 159–12 (92,9% di vittorie). Nel Grande Slam il suo score è ancora più impressionante: 55-1.

Mai attentato fu più riuscito. Solo la lama di Gunther Parche poteva mettere fuori gioco Monica Seles. Per quanto nessuno di noi possegga la famigerata “sfera di cristallo”, è alquanto difficile che Steffi Graf avrebbe trovato le contromisure a quella furia dal fisico indistruttibile, creato, studiato nei minimi dettagli con l’allenamento personalizzato, il cuore capace di soli 40 battiti al minuto a riposo, una soglia anaerobica mai registrata prima, uno spirito di sacrificio spaventoso, una ferocia agonistica ineguagliabile. Molto più probabile che Steffi Graf, sarebbe definitivamente crollata, per finire irrimediabilmente avvolta nel vortice di quell’incubo che, dopo averla spodestata, la stava lentamente divorando, Monica Seles.

Eppure la grandezza di Steffi Graf è incontestabile. Osare sminuire una campionessa capace di sigillare in cassaforte 107 titoli WTA, 22 dei quali del Grande Slam è improponibile. Allo stesso tempo è però innegabile che una “nube tossica si è espansa sopra a sedici anni di carriera della tedesca, come conseguenza del “revisionismo storico” che si è abbattuto sui suoi numeri record.

Seppur ammettendo che i numeri siano pressoché infallibili; l’attentato di cui è stata vittima Monica Seles richiede lo sforzo, per alcuni immane, di “interpretare” tali numeri. Sarebbe ipocrita affermare che un episodio esterno al rettangolo di gioco trasfiguratosi in Gunther Parche, non abbia influito sul corso degli eventi.

Con i “se” e con i “ma” non si arriva da nessuna parte; ma questo soprattutto i “se” ed i “mavengono considerati su quanto è già accaduto e non rapportati al momento in cui un evento succede. C’è una grande differenza nel supporre: “se la Seles non fosse stata accoltellata la Graf avrebbe vinto meno della metà”; all’ipotizzare “se non fosse esistito Gunther Parche forse Monica Seles si sarebbe potuta spezzare i legamenti del ginocchio due giorni dopo quel fatidico 30 aprile 1993”; oppure “se la Seles avesse subito una fulminea involuzione la Graf avrebbe comunque vinto quello che ha vinto”.

Sono entrambe supposizioni, ma la seconda ipotesi non è supportata da un fatto. E’ “un fatto” che sia esistito Gunther Parche così come è “un fatto” che Monica fosse la più forte da almeno due stagioni. “Un fattoincontestabile. Se il presente è il solo stato delle cose veramente credibile e attendibile, se ci immergiamo in quel presente, esso dice che il futuro era serbo, non tedesco. Sarebbe bello pensare che il coltello di Gunther Parche abbia semplicemente lacerato la schiena e la mente di Monica Seles senza intaccare minimamente la storia del tennis.

Sarebbe un gran sollievo. Ma sarebbe una bugia.

Insinuarlo significherebbe permettere a Gunther Parche, il grande protagonista dei crudeli anni ’90, di vincere una seconda volta. Chiunque di voi è libero di permetterglielo, io mi rifiuto di farlo.

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